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Dai
greci fu curiosamente ritenuta infausta e per questo
chiamata Hycesia. Alla fine, il nome divenne Panarea. Essa
fu abitata fin dal III millennio a.C., probabilmente grazie
alla sua posizione particolarmente felice e alla natura
verdeggiante. Ventitré capanne ovali indicano una
comunità organizzata alcune di esse recintate, altre
in parte lastricate e quasi tutte dotate di macine e mortai
di pietra.
Si è
ritrovata anche della ceramica micenea proveniente
dall'Egeo, a dimostrazione dei rapporti commerciali
esistenti allora. Presso la punta di Capo Milazzese è
stato riportato alla luce un villaggio preistorico
dell'età del bronzo (risalente ad un periodo che va
dal XV al XII sec. a.C.).
Dal punto di
vista archeologico è interessante anche Basiluzzo,
dove sono state rinvenute importanti testimonianze edilizie
di epoca romana. Fu abitata stabilmente fino al periodo
romano; poi la comunità subì i rovesci della
storia eoliana con le conseguenti distruzioni. Dal V al VI
sec. d.C., la pirateria arabo-turca impedì
l'ulteriore sviluppo dell'isola, che rimase quasi
disabitata.
Tornarono
per primi a Panarea alcuni contadini liparori per coltivarne
la terra: ma alle donne, ai ragazzi ed ai vecchi era
proibito soggiornarvi. Attorno alla fine del '600, gli
abitanti stabili, che erano circa un centinaio, producevano
grano, legumi e frutta che commerciavano anche a Lipari.
Tuttavia, a causa delle incursioni barbariche, rimase sempre
con pochi abitanti.
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